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Giovedì, 10 Giugno 2010 14:57

Flora del Supramonte

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Nel Supramonte dominano le foreste di leccio, autentici santuari della natura. In alcune località come la foresta primaria di sas Baddes, unica in Italia, è possibile trovare specie arboree spontanee come il leccio, il tasso, il ginepro, l'agrifoglio.

 

L'insularità della Sardegna ha determinato l'evoluzione di una flora specifica e talvolta originale, in altre parole ricca di specie vegetali endemiche.
Tali specie possono costituire o relitti viventi d'antiche flore ormai estinte (paleoendemismi), o essere di più recente genesi (neoendemismi) derivante da eventi climatici, stazionali e genetici o testimonianti particolari condizioni ambientali.

a) Se ne conoscono esclusivi della Sardegna,

b) comuni alla Sardegna e alla Corsica;

c) alla Sardegna, alla Corsica e alle isole Baleari;

d) alla Sardegna alla Sicilia ed altri luoghi che rientrano nell'ambito Mediterraneo.

La vegetazione del target è formata in gran parte da specie tipiche dell'area mediterranea dove il clima è caldo-umido a ciclo pluviometrico bi - stagionale, raramente si hanno gelate d'inverno; la ripresa vegetativa si ha di solito da fine autunno sino alla tarda primavera; le piante rallentano l'attività o addirittura riposano in estate quando affrontano periodi di siccità.

S'individuano diversi climax.

1) Climax della macchia termoxerofila litoranea (dalle zone basse sino ai 400 metri, in aree quasi sempre ben esposte sul versante S- SE): le specie più frequenti sono lo Juniperus phoenicea L, con una estesa formazione costiera dominante che dalla linea di falesia insiste sino 400 -500 metri laddove inizia la dominanza di Quercus ilex e Juniperus oxycedrus L.

2) Climax a sclerofille sempreverdi termoxerofile (dai 400 ai 500 metri): le cui specie indicatrici sono la Pistacia lentiscus L., l'Olea europea L. varietà sylvestris Miller-Brot, la Calicotome villosa Pouret, la Phillyrea angustifolia L.; le associazioni riscontrabili sono: Oleo-lentiscetum, l'Oleo-euphorbietum dendroidis.

 

Il Bosco

Le piante del "Bosco" denominate "sclerofille sempreverdi mediterranee" trovano un limite alla loro diffusione verso il Nord per le basse temperature invernali. Gli alberi dominanti nella regione mediterranea sono comunemente querce sempreverdi e Pinus sp, per altro assenti sul target, con alberi sempreverdi quali il ginepro (Juniperus sp), le eriche (Erica sp), il cisto (Cistus sp).

Le attività antropiche, disboscamenti, pascolo, ecc, dei secolo scorsi, su target hanno agito sulla copertura vegetale con la sostituzione di Quercus ilex con una fase pseudo climax a Juniperus phoenicea. Le azioni umani odierne, pressoché assenti, rendono stabile la fase odierna con una

copertura al 70 - 75 % a Juniperus ed inclusioni a Euphorbia dendroides, Pistacia therebintus, Olea europaea, Phyllirrea latifolia, ecc.

Nel versante E. dell'area, nelle vallette più profonde, per diversi tratti il bosco ha una fisionomia tipica: in zone degradate a sporadico corbezzolo (Arbutus unedo L.) ed ancor più rara l'erica (Erica arborea L.) occupano il posto del leccio (Quercus ilex L.) formando la copertura a macchia alta; se non intervengono altri fattori di degrado, è possibile il ripristino del bosco vero e proprio grazie ai polloni sporadici di leccio. Oltre al ceduo misto di sclerofille sempreverdi si trovano diverse latifoglie, quali l'orniello (Fraxinus ornus L.). Il bosco a Quercus ilex, nelle aree più prossime al mare, escludendo delle piccole formazioni sporadiche può considerarsi la specie forestale meno comune; se ne trovano antichi e vetusti esemplari isolati tra la gariga di versante, laddove con inclinazione pressoché verticale e sovente strapiombante, presenta dei popolamenti isolati a leccio (Quercus ilex), ginepro (Juniperus sp) di dimensioni notevoli laddove vegetanti in mesoforme carsiche che garantiscono una disponibilità idrica ma più frequentemente a portamento arbustivo e tronco ragguardevole: questo denuncia una situazione fisiologica estrema a causa dei deficit idrici e nutrizionali.

La macchia

Si definisce macchia in genere la formazione naturale d'arbusti o alberelli incapaci di superare l'altezza di 4 m. ( F.A.O. 1982) La macchia, molto ridotta dal bosco a Juniperus phoenicea è una densa comunità costituita da arbusti sempreverdi ( sclerofille ) che vanno da 1 a 2 metri d'altezza; il leccio è sporadico e ben distanziato mentre altre specie, come lo Juniperus phoenicea L., la Phillyrea latifolia, Arbutus unedo, particolarmente raro per la natura alcalina del suolo, sono meglio rappresentati nella copertura della roccia calcarea. All'interno della codula fossile di Fuili si è articolata un complesso vegetale con dominanza di Nerium oleander e Pistacia lentiscus in sub ordine in esemplari di ragguardevole dimensione e esplicita vetustà.

 

La gariga

La gariga è il risultato di un'intensa attività antropica con taglio del legno, incendi ed il seguente utilizzo del suolo per il pascolo intensivo. La degradazione della macchia con l'assenza del corbezzolo (Arbutus unedo L.), e presenza sporadica della fillirea (Phillyrea s.l.) e del lentisco (Pistacia lentiscus L.) porta ad una vegetazione in parte aperta di tipo erbaceo arbustivo discontinuo per la presenza di roccia affiorante. L'eliminazione delle essenze sclerofille favorisce così lo sviluppo di una ricca flora erbacea, comunemente eliofila annuale (terofite) in mezzo alla qual è difficoltosa la ricostituzione delle forme vegetali arboree.

Letto 5974 volte Ultima modifica il Domenica, 19 Gennaio 2014 12:41

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